mercoledì 2 maggio 2018

Gli investimenti che svelano il futuro. Litio e Terre Rare: geopolitica energetica dell'automotive


Toyota dopo aver investito nel 2010, 4.5 milioni di dollari per completare lo studio di fattibilità ed altre attività preliminari presso l’impianto di Salar de Olaroz, ha da poco comunicato che acquisirà il 15 % delle azioni di Orocobre, società mineraria australiana leader nell’estrazione del Litio e titolare dell’impianto sopra citato, per un valore di 224 milioni di dollari. La notizia è passata quasi sotto traccia, mentre credo sia una di quelle che consentono di svelare veramente quale strada stia prendendo il futuro dell’auto.

Il Litio infatti è il materiale ritenuto necessario per produrre batterie in grado di rispondere alla domanda di una mobilità elettrica sempre più esigente sia in termini di prestazioni che di autonomia di viaggio. Si dà il caso però che la sua disponibilità sia geograficamente limitata ad lacune aree, tra cui le più importanti sono l’Australia, il triangolo Cile, Argentina, Bolivia e la Cina, quest’ultima con aziende che detengono anche un’importante presenza azionaria in realtà estrattive australiane. Un nuovo scenario geo-politico-economico, con un notevole tasso di criticità per quanto riguarda prezzi e forniture.
Questa, della casa giapponese, è dichiaratamente una scelta mirata ad assicurarsi una stabile fornitura del materiale, che come abbiamo accennato prima, è fondamentale per produrre le batterie necessarie a soddisfare la progressiva crescita dell’elettrificazione dell’automotive.
Il percorso Toyota parte da lontano e, come sempre, ha una visione strategica di lungo termine. Quando nel 1997 decide di portare a bordo dell’auto tradizionale un motore elettrico, di affiancarlo a quello termico con il supporto di batterie, dà vita ad un nuovo paradigma tecnologico in grado di traghettare l’automotive dall’endotermico all’elettrico nella forma più indolore possibile: l’ibrido. Soluzioni tecnologiche innovative creano anche la domanda di nuovi materiali: dal Litio alle “Terre Rare” come Neodimio, Disprosio, etc. (il 90% di queste ultime in territorio cinese), evidenziano il profilarsi di una nuova geopolitica delle risorse energetiche con il relativo mutamento del potere economico collegato alla disponibilità delle stesse risorse.
Se pensiamo che ogni veicolo ibrido/elettrico si porta a bordo dai 2 ai 5 chili di questi “nuovi” materiali, si può capire come il controllo dell’approvvigionamento degli stessi sia un fattore critico di successo.
L’nvestimento del costruttore giapponese sul Litio, nella miniera argentina di Orocobre, segue l’accordo del 2012 con la società giapponese Modec per lo sfruttamento dei giacimenti giapponesi di Terre Rare (è di alcuni giorni fa la scoperta di 16 milioni di tonnellate di depositi di terre rare, sotto i fondali marini vicino all’isola di Minami-Torishima, a circa 1900 km a Sud Est di Tokyo), quello con l’India del 2014 per un impianto con un potenziale di 5.000 tonnellate all’anno di questi metalli in Odisha e quello con il leader giapponese delle batterie Panasonic per lo sviluppo/produzione di batterie con un’innovativa tecnologia detta “a celle prismatiche”.
Se a questo si aggiunge, l’investimento iniziale di 100 milioni di dollari su una “propria” start-up innovativa, orientata principalmente allo sviluppo/applicazione dell’intelligenza artificiale, è evidente che ci troviamo di fronte ad un’istantanea che rivela in maniera inequivocabile lo scenario tecnologico del futuro dell’automotive e di uno dei suoi probabili protagonisti. Orizzonti non molto lontani, ma certamente molto nitidi e a portata di mano.

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