martedì 26 luglio 2022

La tecnologia della Formula E sulle Jaguar di serie


In una gara di Formula E, sapere esattamente quando utilizzare la potenza e quando sfruttare al meglio il recupero dell’energia attraverso la frenata rigenerativa è essenziale per poter sfruttare al meglio le prestazioni della monoposto e quindi poter puntare alla vittoria. In questo modo, giro dopo giro, i piloti Mitch Evans e Sam Bird del team Jaguar TCS Racing riescono ad individuare quale è il miglior punto di frenata in una curva, così come il tratto più idoneo per sollevare il piede dall’acceleratore in modo da massimizzare la rigenerazione e non sprecare l’energia utilizzando l’attrito dei freni. E tutto il know how che arriva da queste strategie porta vantaggi diretti ai clienti delle auto di serie, con un conseguente miglioramento dell’efficienza e una riduzione delle emissioni sia sui modelli ibridi elettrici plug-in (PHEV) e sia sulle versioni mild-hybrid (MHEV).

Nello specifico, durante le fasi preparatorie di una gara, il team Jaguar TCS Racing crea un modello dettagliato di ogni circuito cittadino che comprende persino la disposizione dei tombini. Quello sviluppato per l’E-Prix di Londra, ad esempio, ha anche le ultime modifiche apportate per questa stagione all’inarcamento della doppia chicane delle curve numero 10 e 13. Il modello viene poi inserito in un simulatore “driver-in-the-loop” per elaborare la migliore strategia energetica da usare in gara. Queste strategie assicurano che i piloti sappiamo con esattezza quali siano i momenti ottimali per accelerare e quali quelli per togliere il piede dal pedale dell’acceleratore, consentendo così di risparmiare quanta più energia possibile. In questo modo ogni joule di energia inviato al motore della monoposto, e restituito per caricare la batteria durante la frenata rigenerativa, è contabilizzato e utilizzato nel modo più efficiente possibile.

L’apprendimento “computazionale” proveniente da questi processi ha contribuito allo sviluppo della funzione Predictive Energy Optimisation per i modelli PHEV F-Pace P400e ed E-Pace P300. L’inserimento di una destinazione nel navigatore del sistema d’infotainment Pivi Pro offre alla funzione PEO una panoramica del viaggio da affrontare (fino ad un massimo di 650 chilometri). Ai fini dell’analisi, il tragitto viene suddiviso in segmenti da 100 metri ciascuno. 

Acquisendo informazioni da una vasta gamma di dati cartografici GPS, incluse le tipologie di strade, le velocità medie su di esse e le pendenze, la funzione PEO sceglie come utilizzare al meglio entrambi i propulsori. Per offrire una guida a zero emissioni, nelle aree urbane viene data priorità al motore elettrico, mentre sulle strade a lunga percorrenza viene impiegato maggiormente l’efficiente motore benzina Ingenium. La gestione intelligente e predittiva delle due fonti di alimentazione è in grado di migliorare l’efficienza energetica nella guida nel mondo reale. Inoltre, il sistema assicura alla vettura un’autonomia di riserva di almeno 6 chilometri, utilizzabile nelle fasi finali del tragitto in modo da poter arrivare a destinazione in modo silenzioso e con zero emissioni dallo scarico.

In più la funzione Eco Coach, presente sui modelli MHEV Jaguar XE, XF, E-Pace ed F-Pace, utilizza algoritmi intelligenti per aiutare i clienti a sviluppare uno stile di guida più fluido ed efficiente. Così attraverso la lettura del percorso stradale, questa funzione suggerisce al guidatore quando togliere il pedale dall’acceleratore per massimizzare i benefici della frenata rigenerativa.­­ 

In sintesi, possiamo dire che la tecnologia Eco Coach è comparabile ai cicli del “lift and coast” (quando il pilota alza il piede dall'acceleratore pochi decimi di secondo prima di una staccata) che Mitch Evans e Sam Bird utilizzano per ottimizzare il consumo di energia durante un E-Prix. E va detto che in Formula E, la fase di recupero di energia è fondamentale, poiché le vetture sono in grado di rigenerare circa un terzo dell’energia necessaria per completare il ciclo di gara, composto da 45 minuti più un giro. 

Sulle strade di tutti i giorni invece l’Eco Coach utilizza la posizione del GPS del veicolo e i dati contenuti nel cloud per teorizzare il percorso più probabile che la vettura intraprenderà.  Insieme a dati cartografici come le pendenze, le svolte e i limiti di velocità, questa tecnologia è in grado di “guardare avanti” fino a 2,5 chilometri (il cosiddetto orizzonte elettronico) per assimilare le imminenti caratteristiche stradali tra cui le curve, gli incroci, le rotonde, i limiti di percorrenza più bassi ed i pendii in discesa, tutti elementi che potrebbero portare il guidatore ad alzare il piede dal pedale dell’acceleratore. 

Aggiornata ogni 10 metri, questa intelligente prospettiva della strada da percorrere, viene inviata al modulo di gestione del gruppo motopropulsore in modo da determinare il punto ottimale in cui il conducente deve alzare il piede dall’acceleratore, consentendo la massima decelerazione possibile grazie alla frenata rigenerativa anziché all’attrito dei freni. Quando la vettura raggiunge questo punto, l’Eco Coach invita intuitivamente il guidatore a sollevare il piede dall’acceleratore attraverso l’icona del pedale nel quadro strumenti che diventa di colore verde. Successivamente, quando il conducente porta a termine l’azione, il contorno dell’icona cambia colore, fino a scomparire quando entrano in funzione i freni. Questo sistema replica l’accensione delle luci sul volante durante le competizioni, che avverte il pilota del punto di “lift and coast” in pista.

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