Le ricerche ci dicono che spendiamo circa un'ora e mezza ogni giorno rinchiusi nell'abitacolo di un'auto, vincolati al sedile di guida, procedendo ad una velocità media di poco superiore a quella di una bicicletta. Spesso si tratta di un percorso di routine, che facciamo dentro un abitacolo ben sigillati per evitare di essere contaminati dalle emissioni della marea di auto da cui siamo circondati. Con il corpo vincolato e la mente prigioniera del traffico. La domanda sorge quindi spontanea: qual è il piacere di guida che si dovrebbe provare in tale contesto?
Di certo non sono le condizioni per gustare la potenza, l'accelerazione, la velocità, in generale le prestazioni molto enfatizzate nei test e nelle brochure delle case. Al contrario è una situazione, sempre più evidente, di accumulo di tensioni e frustrazioni da traffico congestionato che nel lungo periodo potrebbe arrivare a generare patologie con sintomi quasi da stress post traumatico. Cento anni fa ci si muoveva in modalità condivisa, con un carretto che ospitava anche una decina di persone, diciamo del peso totale di circa 1000 chili, trainato da un cavallo, alla velocità di una bicicletta.