
Una cosa però è certa : non dare ascolto, anche semplice ascolto, ad istanze che coinvolgono 34.000.000 di automobilisti è un atteggiamento, a dir poco, singolare! Per onor di cronaca bisogna però sottolineare che non era assente solo il governo. Non c'erano i costruttori di auto, moto ed incredibilmente anche i loro concessionari. E, proprio questi ultimi sono operatori economici che stanno vivendo sulla loro pelle tutte le difficoltà di questo difficile momento! Si dirà che la partecipazione è stata delegata ai rappresentanti delle rispettive associazioni di categoria (Anfia, Unrae, Federauto ecc.) e che i concessionari , in questi difficili momenti , sono rimasti a presidiare di persona i punti di vendita. Sarà, ma il tutto appare incomprensibile, una grossa contraddizione, o peggio, un segno di rassegnazione.
La filiera automotive sembra non sufficientemente coesa ed incapace di instaurare un efficace dialogo con le istituzioni. A tutti i livelli c'è bisogno di un cambio di passo, da un lato di azioni immediate e condivise e dall'altro di una visione di più grande respiro, con un approccio olistico, in grado di andare oltre le semplici valutazioni energetiche della mobilità (benzina, diesel, ibrido, elettrico), che sono solo una piccola parte dello scenario della mobilità di oggi e di domani. Occorre “guardare alla luna e non al dito che la indica".