venerdì 16 giugno 2023

Mazda e la reinvenzione del motore rotativo


“Una nuova era”, “il motore del futuro”: questi sono alcuni dei modi con cui i media di settore espressero la loro iniziale euforia per l’invenzione tedesca del motore Wankel. Per inciso, potrebbero anche essere usati per parlare di Mazda MX-30 R-EV, ultima innovativa espressione della tecnologia rotativa. Con la sua introduzione nel 2023 il modello segna dopo otto anni il primo ritorno di questo tipo di motore sulle vetture del marchio. Come generatore di energia, dotato di un serbatoio di benzina da 50 litri, ricarica durante la marcia la batteria di questo PHEV, estendendone l’autonomia fino a 680 chilometri senza la necessità di ricaricarlo o di fare rifornimento. Quest’ultima svolta, tuttavia, è solo l’ultima puntata di una storia pluridecennale che unisce Mazda ed i motori rotativi, un’infatuazione che risale al lontano 1961.

Il 4 Luglio di quell’anno, il governo giapponese approvò l’accordo di licenza della Mazda con la tedesca NSU Wankel per quanto riguardava l’utilizzo del rivoluzionario motore rotativo. Progettato da Felix Wankel, il motore non richiede pistoni cilindri. Sono invece alcuni rotori a sostituire il movimento alternativo dei pistoni, il che offre funzionamento a basse vibrazioni, rumorosità minima, struttura compatta e peso ridotto. Questa svolta tecnologica spinse gli ingegneri Mazda a ripensare completamente l’automobile. Non solo per portare  il motore rotativo alla maturità di produzione, ma anche per sviluppare progetti di veicoli innovativi in cui i vantaggi del gruppo propulsore potessero davvero risplendere.

Sebbene alla fine siano stati i modelli con motore rotativo ad ottenere per primi in tutto il mondo il riconoscimento del marchio Mazda, la strada per arrivarci non è stata facile. I motori rotativi presentavano sfide uniche e gli ostacoli posti dalla nuova tecnologia hanno indotto quasi tutti i circa 30 altri licenziatari a rinunciare a questo tipo di motore. 

Non così Mazda. Al Salone di Tokyo del 1964, l’azienda presentò l’avveniristica Cosmo Sport 110 S, un prototipo sviluppato dal Mazda Rotary Engine Research Department. Questo centro di ricerca era guidato dall’ingegnere capo (e in seguito presidente di Mazda) Kenichi Yamamoto che, in soli due anni e con un team di 47  ingegneri, ottimizzò la qualità di produzione dei materiali del motore e rese i motori stessi resistenti. Ripensando a quei tempi, Yamamoto ha ricordato che “il nostro team di ingegneri e tecnici raccolse la sfida con impegno instancabile, determinazione e spirito combattivo”. L’audace tecnologia di propulsione fu abbinata ad un design della vettura altrettanto coraggioso e ad una devozione all’estetica ed all’artigianato giapponesi che già esprimevano la mentalità Crafted in Japan di Mazda. Con un design eccezionale, ispirato alle auto sportive italiane, l’elegante 2 posti era alta solo 1,17 metri e fu presto paragonata a un aerodinamico Superbird.

Mazda Cosmo Sport 110 S entrò in produzione nel Maggio 1967 come prima vettura al mondo dotata di motore rotativo a doppio rotore. Tsuneji Matsuda ha fornito una vivida descrizione dell’esperienza di guida come pilota:più come volare che guidare un’auto”. Fin dall’inizio questa pioniera del motore rotativo dimostrò anche una resistenza impressionante. Cosmo Sport 110 S ottenne un ragguardevole quarto posto nella sua primissima partecipazione sportiva, la Maratona della Strada di 84 ore al Nürburgring. Era il preludio di oltre 200 vittorie di Mazda a motore rotativo nei campionati turismo e, al 14esimo tentativo, al trionfo nella più famosa di tutte le gare di 24 ore: Le Mans. Nel Giugno 1991 fu una Mazda 787B, spinta da un motore rotativo a 4 rotori, a sbaragliare la folta concorrenza di Mercedes, Jaguar e Porsche, ottenendo la prima vittoria assoluta per un team giapponese.

Queste prime incursioni nelle competizioni rafforzarono l’immagine globale di Mazda ed incrementarono le vendite dei suoi modelli di serie. La pionieristica Cosmo Sport 110 S è stata seguita da altri 34 modelli rotativi, tra cui icone del marchio come le granturismo Luce R130, Mazda Parkway, RX-7. All’inizio degli anni ‘70 una Mazda su due aveva sotto il cofano un motore rotativo. Le più comuni erano delle coupé, ma il marchio produceva anche modelli rotativi di berline e station wagon e persino un pick-up.

Tuttavia nel 1974 l’ascesa della cultura del rotativo subì un duro colpo durante la prima crisi del prezzo del petrolio. Sebbene i modelli rotativi Mazda fossero un punto di riferimento quando si trattava di soddisfare le rigide normative sulle emissioni, i loro consumi di carburante tendevano ancora ad essere superiori a quelli dei modelli della concorrenza con motori convenzionali. Per contrastare l’improvviso crollo delle vendite, la Mazda lanciò nel 1974 il progetto Phoenix sotto la guida di Kenichi Yamamoto. Quello che sembrava impossibile divenne realtà: grazie a modifiche tecniche, il consumo di carburante dei modelli rotativi venne ridotto del 50%, come dimostrò la Mazda RX-7, icona dello stile giapponese introdotta nel 1978 e prodotta fino al 2003. Negli Anni ‘90 Mazda mostrò anche cosa poteva fare il motore rotativo nel segmento delle granturismo di lusso, presentando sulla Eunos Cosmo il primo motore rotativo di serie a 3 rotori. L’ultima vettura Mazda di serie dotata di motore rotativo è stata la RX- 8, prodotta dal 2003 al 2012 e che raggiunse il regime di 9.000 giri/minuto. Caratteristiche che hanno assicurato al modello il premio International Engine of the Year.

Sebbene rivoluzionari in modi diversi, tutti i modelli rotativi Mazda condividono la pressoché perfetta fluidità meccanica tipica di questo tipo di motore. Questo piacere di guida è uno dei motivi per cui Mazda sta guardando ai motori rotativi per alimentare ancora una volta le sue auto di serie, così come per il loro potenziale di sostenibilità all’avanguardia. Già nel 1991, Mazda ha dimostrato che il motore rotativo è adatto per il funzionamento senza emissioni con tecnologia di propulsione a idrogeno o elettrica a batteria. Il concetto di un rotativo range extender era già stato introdotto nel 1970 ed è stato infine realizzato sulla Mazda MX-30 R-EV a trazione elettrica di serie. A differenza di qualsiasi altro PHEV, il motore endotermico di tipo rotativo non viene utilizzato per la trazione, ma genera invece energia per caricare la batteria elettrica. Questo rende unica l’esperienza di guida in elettrico, senza sacrificare quel divertimento di guida tanto essenziale per il complesso. Come importante pezzo del puzzle per  l’approccio multi-soluzione di Mazda ai powertrain, MX-30 R-EV nuova vita alla storia di successo del motore rotativo che dura da oltre 60 anni.

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