giovedì 15 ottobre 2026

Parigi 2026: il doppio volto del Salone

Il Mondial de l'Automobile torna a essere termometro dell'auto europea, in un momento in cui il Vecchio Continente cerca una direzione. Nei padiglioni di Porte de Versailles #Stellantis schiera il dispositivo più imponente: otto brand e nove anteprime mondiali, il segnale che il gruppo vuole tornare a dettare la linea. La narrazione è tutta proiettata in avanti. Si susseguono visioni più che prodotti. #Peugeot mostra la trilogia Polygon, la sportiva RCZ Vision e la hypercar elettrica E-T16 da 816 cavalli. #Opel risponde con il pickup STX e la compatta sportiva Corsa GSE. #DS porta al debutto la monoposto elettrica F3VER, #Fiat lavora sul linguaggio Multiplay, #Citroën rilegge il mito con la 2CV Concept.

È in questo contesto che si inserisce #AlfaRomeo #Cuorerosso. Una coupé 2+2 di 4,70 metri, porte ad apertura controvento, coda tronca ispirata alla Giulia GT. Non è un'auto destinata alla produzione, ma un manifesto. Il linguaggio della "Bellezza Necessaria" che il Centro Stile vuole portare su strada a partire dal 2028. Un esercizio prezioso per ricostruire identità, non un listino.

Il capitolo più sensibile riguarda #Lancia. La nuova Gamma, attesa dallo stabilimento di Melfi, dovrebbe rappresentare il ritorno del marchio nella fascia C-UV. L'operazione però nasce su base Peugeot di segmento C, rielaborata nello stile Lancia. Un percorso che rende complicato parlare di rinascita autentica per un marchio a lungo lasciato ai margini e oggi rilanciato attraverso un progetto derivato.

Dall'altro lato del salone il registro cambia completamente. I costruttori cinesi non espongono visioni ma prodotto pronto. #BYD, #Geely, #Zeekr, #MG, #Omoda e #Leapmotor, quest'ultima con le nuove B03 e D19, arrivano con vetture già omologate per l'Europa, con prezzi e tempi di consegna. Niente concept, solo auto acquistabili.

Da qui nasce il cortocircuito di Parigi. Da una parte un'industria europea che torna a sognare per ritrovare se stessa, dall'altra un'industria cinese che quel sogno lo ha già trasformato in offerta commerciale.

E alla fine il tema non è più capire quali spazi di competizione restino aperti, ma se i marchi europei stiano costruendo una strategia comune per affrontarla.
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