Per decenni il design automobilistico ha avuto un obiettivo preciso: rendere un’auto più bella, più riconoscibile, più desiderabile. Oggi quel paradigma non basta più. L’automobile sta cambiando natura e con essa cambia anche il mestiere di chi la immagina. Non è più solo un mezzo di trasporto, ma uno spazio connesso, intelligente, destinato a integrarsi in un ecosistema digitale che coinvolge infrastrutture, servizi e mobilità urbana.
È questa la prospettiva di Enea Colombo, CEO di Icona Design, uno dei designer italiani che hanno contribuito dall’interno alla trasformazione dell’automotive cinese. Dopo oltre vent’anni trascorsi tra Torino e Shanghai, la sua osservazione è privilegiata: mentre l’Europa continua a discutere della transizione, in Cina molte delle tecnologie considerate futuristiche sono già parte della quotidianità.
«L’automobile oggi non è più vista come un’auto ma come un elemento aggiuntivo, un po’ come un telefono», osserva Colombo. Una definizione che sintetizza il cambiamento in corso. L’attenzione non è più concentrata esclusivamente sulla meccanica o sulle prestazioni, ma sull’esperienza complessiva di chi vive l’abitacolo. Connettività, assistenza alla guida, servizi digitali e intrattenimento diventano parte integrante del progetto.
Questa evoluzione sta influenzando anche il linguaggio del design. Dopo una fase in cui molti costruttori cinesi cercavano ispirazione nei marchi europei, oggi il percorso è diverso. La copia lascia spazio all’identità, mentre la differenziazione passa soprattutto attraverso la tecnologia e l’organizzazione degli spazi interni. Non è un caso che una delle nuove richieste rivolte agli studi di progettazione riguardi vetture più compatte, flessibili e capaci di adattarsi alla vita quotidiana delle famiglie urbane.
Secondo Colombo, il mercato si sta lentamente allontanando dall’idea che più grande significhi automaticamente migliore. «Ci stanno facendo disegnare auto più piccole, più flessibili, forse anche per la città», spiega. Un cambiamento che nasce dall’evoluzione degli stili di vita, dalla crescente attenzione agli spazi urbani e dalla necessità di conciliare praticità e versatilità.
Se il veicolo cambia, però, deve cambiare anche l’ambiente che lo circonda. Per il designer italiano il vero ritardo europeo non riguarda tanto le automobili quanto le infrastrutture. La guida autonoma, racconta, in molte città cinesi è già una realtà consolidata, mentre nel Vecchio Continente continua a scontrarsi con limiti normativi, culturali e urbanistici.
«In Europa ci mancano le infrastrutture. È soprattutto un problema culturale», afferma. Una riflessione che sposta il dibattito dalla tecnologia alla capacità delle istituzioni di preparare città e reti viarie alla nuova mobilità.
Anche l’intelligenza artificiale entra sempre più profondamente nel processo creativo, ma senza sostituire il progettista. Per Colombo rappresenta l’ennesima evoluzione degli strumenti di lavoro, dopo il tecnigrafo, il CAD e la modellazione digitale. Accelerare i processi è possibile, delegare la creatività molto meno.
«L’intelligenza artificiale è uno strumento. Il designer deve avere comunque l’idea. Non è l’intelligenza artificiale che ti fa l’idea, sei tu che devi avere la creatività.» È una distinzione fondamentale in un momento storico in cui il dibattito tende spesso a sovrastimare le capacità dell’AI. L’innovazione, nella sua visione, nasce ancora dall’intuizione umana, mentre gli algoritmi diventano un potente acceleratore dello sviluppo, fino ad arrivare anche alle prime applicazioni nell’ingegnerizzazione dei veicoli.
Lo stesso approccio pragmatico emerge quando il tema si sposta sulle alimentazioni del futuro. Colombo non vede un vincitore definitivo. L’elettrico rappresenta una fase importante, ma non necessariamente il punto di arrivo. Batterie più evolute, range extender e soprattutto nuove soluzioni a idrogeno potrebbero convivere per molti anni, lasciando aperta una competizione tecnologica destinata a durare almeno un paio di decenni.
La mobilità che immagina va ancora oltre. Auto capaci di integrarsi con moduli di volo, spostamenti autonomi multimodali e sistemi progettati per eliminare il traffico urbano appartengono già ai concept sui quali il suo gruppo sta lavorando. Non sono visioni fantascientifiche, ma scenari che richiedono soprattutto infrastrutture adeguate e un quadro normativo capace di accompagnare l’innovazione.
Il messaggio finale è forse quello più significativo. La rivoluzione dell’automobile non sarà determinata esclusivamente dal tipo di motore o dalla velocità con cui arriverà la guida autonoma. La vera sfida riguarda il modo in cui designer, costruttori, istituzioni e città sapranno ripensare il ruolo dell’auto nella società. Perché il futuro dell’automotive, prima ancora che nei propulsori, nasce da una nuova idea di mobilità.

