“Unless things change, we will not survive” - "Se le cose non cambiano, non sopravviveremo".
Non parlava di marketing. Parlava di cablaggi.
Oggi i sette grandi costruttori giapponesi producono 70.000 varianti diverse di cablaggi. I cinesi ne fanno uno e lo scalano a milioni.
La via d’uscita di Toyota non è “più veicoli elettrici”.
La proposta di mr. Sato è chirurgica: creare “aree di cooperazione” sui componenti che il cliente non vede - acciaio, plastiche, cablaggi, software di base - per liberare risorse e competere sulle “aree di competizione”: batterie, ADAS, software.
È la helicopter view del leader mondiale. Hanno individuato il nocciolo del problema. Il messaggio di mr. Sato è stato molto chiaro: Cooperare dove non ci vede nessuno, per competere dove ci vedono tutti.
Gli europei invece sembrano smarriti. Rincorsa confusa tra divieti, sussidi e rincari. Nessuno ha indicato una direttrice da seguire, individuato qual è il vero spreco da tagliare.
Risultato: un doppio fronte di scontro. Da una parte i cinesi che corrono. Dall’altra i giapponesi che ora cooperano tra loro.
E allora, l’Europa? Con chi compete e su cosa?
Toyota è stata antesignana del "lean", dell’eliminazione degli sprechi. Ora sta coinvolgendo tutto il mondo automotive giapponese con il progetto "lean together": eliminare lo spreco, tutti insieme.
Gli europei invece sembrano smarriti. Rincorsa confusa tra divieti, sussidi e rincari. Nessuno ha indicato una direttrice da seguire, individuato qual è il vero spreco da tagliare.
Risultato: un doppio fronte di scontro. Da una parte i cinesi che corrono. Dall’altra i giapponesi che ora cooperano tra loro.
E allora, l’Europa? Con chi compete e su cosa?
Toyota è stata antesignana del "lean", dell’eliminazione degli sprechi. Ora sta coinvolgendo tutto il mondo automotive giapponese con il progetto "lean together": eliminare lo spreco, tutti insieme.
L’Europa, pare debba ancora capire da dove partire.
(By Gabriele Bordon)
